Responsabilità medica, pronuncia delle Sezioni Unite

La responsabilità medica: le Sezioni Unite si pronunciano sull’art. 590 sexies c.p.

Suprema Corte di Cassazione, Sezioni Unite Penali,

informazione provvisoria n. 31/2017 del 21 dicembre 2017

 

Le Sezioni Unite si pronunciano sull’art. 590 sexies c.p. chiarendo l’interpretazione della norma introdotta dall’articolo 6 della legge 8 marzo 2017, numero 24. Tuttavia dovendo operare un doveroso excursus storico giova rilevare che il filo conduttore tra la legge Balduzzi e la successiva riforma Gelli-Bianco è rappresentato dall’articolo 3 della legge 8 novembre 2012, numero 189, ove in ambito penale, la materia della responsabilità del medico è stata governata dall’accertamento del nesso di causa spostando l’attenzione sulla colpa.paolo iannone

Ciò posto, il primo comma dell’articolo 590 sexies del codice penale è privo di contenuto innovativo, visto il richiamo agli articoli 589 e 590 del codice nelle ipotesi di colpa medica trattando i reati di lesione e omicidio colposo. Al riguardo viene dunque superata la distinzione tra i gradi di colpa, poiché il precedente quadro normativo prevedeva la punibilità del professionista solo per colpa grave nell’ipotesi in cui il medico si fosse attenuto alle linee guida.

Il secondo comma dell’articolo 590 sexies del codice penale dispone, però, la non punibilità dell’esercente la professione sanitaria alla luce dei seguenti presupposti: la verificazione dell’evento a causa dell’imperizia, il rispetto delle linee guida e l’adeguatezza alle specificità del caso concreto delle linee guida. Tali elementi, però, si annullano a vicenda.

Ne consegue che, secondo tale prospettazione, il secondo comma dell’articolo 590 sexies del codice penale viene interpretato nel modo seguente: il medico non risponde in ambito penale se la condotta imperita, ovvero, per colpa grave o lieve, sia stata conforme alle linee guida. A tal fine ne deriva l’ovvia deduzione: se la condotta è conforme alle linee guida non può essere imperita. Sul tema, il legislatore è caduto in una contraddizione, ovvero, confonde, involontariamente, diligenza e imperizia.

Ad ogni buon conto, la quarta sezione penale della Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza numero 28187 del 20 aprile 2017 (depositata il 7 giugno 2017), ha ritenuto l’articolo 3 della legge numero 189 dell’8 novembre 2012 (legge Balduzzi) la norma più favorevole al reo rispetto all’articolo 590 sexies del codice penale introdotto dall’articolo 6 della legge numero 24 dell’8 marzo 2017 (riforma Gelli-Bianco). Tuttavia, la successiva pronuncia, sempre della quarta sezione penale, la numero 50078 del 19 ottobre 2017 (depositata il 31 ottobre 2017) ha contraddetto il precedente orientamento e, pertanto, in data 21 dicembre 2017 le Sezioni Unite fanno chiarezza sul tema. Difatti, con l’informazione provvisoria n. 31/2017, i giudici di legittimità hanno enunciato il seguente principio in diritto:«L’esercente la professione sanitaria risponde, a titolo di colpa, per morte o lesioni personali derivanti dall’esercizio di attività medico-chirurgica:

– a) se l’evento si è verificato per colpa (anche “lieve”) da negligenza o imprudenza;

– b) se l’evento si è verificato per colpa (anche “lieve”) da imperizia: 1) nell’ipotesi di errore rimproverabile nell’esecuzione dell’atto medico quando il caso concreto non è regolato dalle raccomandazioni delle linee-guida o, in mancanza, dalle buone pratiche clinico-assistenziali; 2) nell’ipotesi di errore rimproverabile nella individuazione e nella scelta di linee-guida o di buone pratiche che non risultino adeguate alla specificità del caso concreto, fermo restando l’obbligo del medico di disapplicarle quando la specificità del caso renda necessario lo scostamento da esse;

– c) se l’evento si è verificato per colpa (soltanto “grave”) da imperizia nell’ipotesi di errore rimproverabile nell’esecuzione, quando il medico, in detta fase, abbia comunque scelto e rispettato le linee-guida o, in mancanza, le buone pratiche che risultano adeguate o adattate al caso concreto, tenuto conto altresì del grado di rischio da gestire e delle specifiche difficoltà tecniche dell’atto medico».

Di conseguenza la configurabilità del quadro normativo in esame deve essere interpretato caso per caso, poiché troverebbe la sua collocazione per il mancato rispetto delle linee guida, ove, al contrario, in caso di osservanza delle raccomandazioni essenziali da seguire (adeguate al caso concreto) non è ipotizzabile l’imperizia nella condotta del medico.

A ben vedere, parte della dottrina estraendo dalla legge Balduzzi il famoso principio “culpa levis sine imperitia non excusat” ha qualificato l’appello alla mera imperizia, ad opera dell’articolo 590 sexies del codice penale, come eredità giurisprudenziale.

In conclusione, giova evidenziare il duplice effetto giuridico rivestito dal neo testo normativo.

In primo luogo con riferimento al terzo comma dell’articolo 43 del codice penale occorre rilevare l’elemento soggettivo dell’imperizia, ove appare necessario valutare se la condotta del medico sia stata rispettosa delle linee guida adeguate alla specificità del caso concreto. Tale circostanza non impedisce, al contempo, la configurabilità del terzo comma dell’articolo 43 del codice penale, qualora le predette linee guida concernono regole di prudenza, ovvero, di diligenza nella prestazione.

Infine, il secondo aspetto rilevante attiene alla limitazione delle linee guida da impiegare nel giudizio di imperizia. In mancanza di tali elementi non potranno non avanzare e trovare campo aperto, in ambito sanitario, le buone pratiche clinico assistenziali.

Alla luce di quanto sin qui esposto, dovendo interpretare la novella legislativa secondo le direttive delle Sezioni Unite, appare utile rilevare l’opportunità di una riformulazione del testo normativo in oggetto, al fine di eliminare questa nebulosa giuridica dai contorni incerti che oggi connota la nuova responsabilità penale dell’esercente la professione sanitaria.

Avv. Paolo Iannone

avvocatopaoloiannone@gmail.com

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