Pagamenti parziali non interrompono prescrizione

I pagamenti parziali di una cartella di pagamento non costituiscono riconoscimento di debito e, pertanto, non interrompono la prescrizione.

Corte di Cassazione – ordinanza nr. 18 del 3 gennaio 2018

Il caso

La Corte di Appello di Messina, in riforma di una sentenza del Tribunale della stessa città, annullava una intimazione di pagamento notificata a una srl da parte dalla Riscossione Sicilia spa. Veniva, infatti, dichiarato insussistente il debito contributivo, fermi restando i pagamenti parziali già eseguiti dalla debitrice, essendo il credito residuo oggetto della cartella prodromica all’intimazione, estinto per effetto di prescrizione quinquennale.

L’INPS, in proprio e anche per SCCI spa, ricorre dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione, deducendo la gabriella panaroviolazione dell’art. 2944 cod. civ., poiché la Corte di Appello non aveva considerato come atti interruttivi della prescrizione i pagamenti parziali effettuati dal debitore prima della maturazione dei cinque anni.

Inoltre, l’Ente ricorrente contestava l’applicazione della prescrizione quinquennale ai crediti azionati con le cartelle non opposte.

 

La pronuncia 

La Suprema Corte riprende il principio per cui il pagamento parziale, ove non accompagnato dalla precisazione della sua effettuazione in acconto, non può valere come riconoscimento del credito, essendo rimessa al Giudice di merito la valutazione relativa (a tal proposito, si confronti sentenza Cass. nr. 3371 del 2010 e Cass. 7820 del 2017 “..il riconoscimento del diritto, idoneo ad interrompere il corso della prescrizione, non deve necessariamente concretarsi in uno strumento negoziale, cioè in una dichiarazione di volontà consapevolmente diretta all’intento pratico di riconoscere il credito, e può, quindi, anche essere tacito e concretarsi in un comportamento obiettivamente incompatibile con la volontà di disconoscere la pretesa del creditore. Pertanto, il pagamento parziale, ove non accompagnato dalla precisazione della sua effettuazione «in acconto», non può valere come riconoscimento…”

Nel caso di specie, la Corte di Appello ha correttamente argomentato che i pagamenti parziali non potevano ritenersi in maniera chiara come riconoscimento del diritto altrui, in quanto potevano essere giustificati anche per uno stato di necessità creatosi a seguito della notifica della cartella esattoriale, a seguito della cui notifica, si può dare vita alla procedura di esecuzione forzata. Né, tantomeno, vi erano particolari modalità che permettessero di riconoscere da parte del presunto debitore una manifestazione di volontà di riconoscere il debito.

Di conseguenza, la Cassazione conferma quanto sostenuto dalla Corte territoriale.

Infine, la pronuncia conferma il principio affermato dalle Sezioni Unite con sentenza nr. 23397/16, secondo cui, con riferimento a tutti gli atti di riscossione mediante ruolo o riscossione coattiva di crediti degli enti previdenziali, la scadenza del termine perentorio stabilito per opporsi o impugnare un atto produce solo l’effetto di irretrattabilità del credito, ma non determina l’effetto della “conversione” del termine di prescrizione breve in quello decennale. Da ciò consegue che, qualora per i cerditi sia prevista una prescrizione più breve di quella ordinaria, la sola scadenza del termine concesso al debitore per proporre opposizione, non consente di fare applicazione dell’art. 2953 cod. civ., tranne che in presenza di un titolo giudiziale definitivo (quale una sentenza).

Avv. Gabriella Panaro

avvgabriellapanaro@gmail.com

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