L’innovativita’ dello strumento dell’amministrazione di sostegno

Tribunale di Torino – sentenza del 22 settembre 2017 – pres. Catellani.

La Massima

“Va disposta l’interdizione di persona affetta da disturbo neurocognitvo maggiore, cronicizzato e con componente organica degenerativa e non l’amministrazione di sostegno, misura del tutto inadeguata a fornire necessaria tutela, tenuto conto che la persona non è in grado di compiere alcun atto di gestione dei propri interessi, in quanto del tutto incapace”.

Il commento alla pronuncia.

 

Ci troviamo di fronte ad un provvedimento dal contenuto evidentemente “vintage”, che non tiene in alcun conto delle importanti innovazioni che sono state introdotte con la legge 6 del 2004, istitutiva dello strumento di tutela dell’Amministrazione di sostegno.

La tutela delle dignità del disabile, con questa pronuncia, viene completamente annientata, gabriella panarodimenticando che l’istituto dell’ADS è da considerarsi come “un vestito” cucito addosso alle necessità del beneficiario.

Nel caso in questione, il Tribunale ha accolto il ricorso per interdizione, che aveva ad oggetto la protezione di “persona affetta da disturbo neurocognitivo maggiore, cronicizzato e con componente organica degenerativa”.

Ciò in quanto, l’interdicenda non aveva risposto in modo adeguato ad alcune domande rivoltele dal Giudice tutelare, non era in grado di partecipare in modo utile al colloquio, trovandosi “in uno stato evidente di sostanziale deficit cognitivo collegabile alla patologia da cui era affetta”.
Il Tribunale ha ritenuto non applicabile nel caso di specie la misura dell’amministrazione di sostegno, in quanto ritenuta “insufficiente a tutelare la convenuta in modo adeguato”.

L’ADS, infatti, sarebbe misura nella specie “inadeguata a fornire la necessaria tutela alla persona”, in quanto strumento che  pone la persona in condizione di incapacità relativa. Quindi, la capacità di agire resterebbe “conservata” per tutte le attività non rimesse all’amministratore di sostegno (art. 409, 1° comma, c.c.).

Si ipotizza così che, in tale situazione, la persona rischierebbe di compiere, al di fuori delle facoltà di intervento dell’amministratore di sostegno, “atti potenzialmente lesivi dei (suoi) diritti”.

Nell’anno 2017, il Tribunale di Torino, in questa decisione, riprende alcuni concetti ormai vetusti e di gran lunga superati dall’introduzione del successivo intervento legislativo.

E’ vero che la protezione offerta dalla misura dell’ADS. è imitata al compimento di specifici, determinati atti, come precisa la sentenza. Ma questo rende l’istituto protettivo in questione altamente personalizzato rispetto alle esigenze dell’interessato, rispetto al vecchio strumento a largo spettro, costituito dall’interdizione.

A sostegno di quanto innanzi detto, va ricordato che  l’ADS deve considerarsi prevalente rispetto a interdizione o inabilitazione, non rilevando la gravità della patologia, quanto piuttosto il tipo di attività che va compiuta in nome del beneficiario (Cass. 12 giugno 2006, n. 13.584);
che l’interdizione ha, inoltre, natura meramente residuale rispetto all’ADS (Cass. 10 marzo 2010, n. 4866; Cass. 28 luglio 2013, n. 18171); che
la presenza di rilevante patrimonio non giustifica l’interdizione, ma piuttosto la nomina di un ADS, supportato “dall’ausilio di esperti e qualificati professionisti del settore al fine della gestione del cospicuo patrimonio” (Cass. 11 settembre 2015, n. 17962).

Avv. Gabriella Panaro

avvgabriellapanaro@gmail.com

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