Assicurazioni, la successione dell’acquirente in caso di trasferimento di azienda

Corte di Cassazione civile, Sez. lav., 27.06.2017, n. 15956

 Massima

 In tema di agenzia, in caso di trasferimento di azienda del preponente, la successione francesco verdebellodell’acquirente nel rapporto in essere con l’agente non comporta, ex art. 2558 c.c., un automatico accollo cumulativo ex lege dei debiti anteriori all’alienazione, restando necessario, giusta art. 2560, comma 2 c.c., che detti debiti risultino dai libri contabili obbligatori, senza che, a tale fine, sia sufficiente la mera trasmissione dei documenti commerciali e contabili relativi al contratto. (Nella specie, la Suprema Corte, cassando la sentenza impugnata e decidendo nel merito, ha respinto la domanda di pagamento di provvigioni maturate in epoca antecedente alla cessione, sul rilievo che non risulta provata la loro inclusione nei libri contabili obbligatori dell’impresa alienante).

Il fatto

 

In data  04.06.1995, l’agente Tizio e la Società Preponente Alfa sottoscrivevano un contratto di agenzia.

Alla Società Alfa subentrava, giusta contratto di cessione di ramo di azienda, la Società Beta, alla quale a propria volta succedeva in data 01.10.2000, nel medesimo contratto di agenzia, la Società Gamma.

Con comunicazione del 05.10.2002 l’agente recedeva dal contratto di agenzia per asserita giusta causa, assumendo la violazione, da parte della Società Gamma, del proprio diritto di esclusiva nella zona contrattualmente designata. Per l’effetto, l’agente richiedeva la corresponsione, in proprio, dell’indennità di mancato preavviso.

La Corte di Appello rigettava la suddetta richiesta, sull’assunto che l’agente non avesse dimostrato né la gravità della anzidetta violazione, tale non consentire la prosecuzione, nemmeno in via temporanea, del rapporto agenziale e, ancor prima, neppure l’attribuzione di un incarico ad altri agenti nella stessa zona della commercializzazione dei prodotti della Preponente.

Invece, i Giudici di merito di ultima istanza avevano ritenuto fondate le richieste dell’agente nei confronti della Società Gamma, di corresponsione di provvigioni per gli anni 1998 – 1999, come quantificate dal c.t.u., nonché a titolo di premio per il superamento del budget 2002 e di differenze provvigionali per l’anno 2002, essendo quest’ultima subentrata nel rapporto agenziale ex art. 2558 c.c., ivi compresi i debiti della Società Beta.

 

Avverso detta sentenza della Corte di Appello capitolina proponeva ricorso principale per cassazione la Società Gamma, articolato in sette motivi:

– violazione degli artt. 2697 c.c., 66 e ss. C.p.c. e 360, n. 3 c.p.c. per aver il Giudice di merito disposto consulenza tecnica di ufficio contabile, per accertare le maggiori quote provvigionali rivendicate, pur in assenza di prova da parte dell’agente;

– violazione dell’art. 2560 c.c. ed erronea applicazione dell’art. 2558 c.c.,  laddove la Corte di Appello, con riferimento alle provvigioni del 1998 e 1999 aveva ritenuto la società Gamma obbligata nei confronti dell’agente per debiti derivanti dal contratto in cui era subentrata;

– violazione e falsa applicazione degli artt. 1362 c.c., 2697 c.c. e 115 c.p.c. nella parte in cui, con riferimento al premio per l’anno 2002, la Corte di Appello, recependo la valutazione contabile del c.t.u., non aveva considerato che non tutti gli ordini computati ai fini del premio erano stati fatturati nel 2002. Al contrario, escludendo da detto computo gli ordini fatturati dopo il 2002, i residui ordini non avrebbero consentito all’agente nemmeno di raggiungere il budget minimo di vendita;

– violazione e falsa applicazione degli artt. 2697 c.c., con riferimento alla ritenuta errata attribuzione delle aliquote provvigionali 2002 all’agente, sulla scorta di una c.t.u. disposta giudizialmente in carenza di prova;

– violazione e falsa applicazione dell’art. 6, comma 11 A.E.C. Industria 20.03.2002 e dell’art. 2697 c.c., per avere i Giudici di Appello riconosciuto all’agente le provvigioni maturate dopo la cessazione del contratto di agenzia su affari intrapresi dall’agente prima di detta cessazione, senza tuttavia che l’agente avesse relazionato dettagliatamente alla Preponente sulle trattative commerciali dallo stesso intraprese, ma non concluse, a causa dell’intervenuto scioglimento del contratto di agenzia;

– violazione  ed erronea applicazione degli artt. 2697 c.c. 61 e ss. c.p.c., 111, comma 7, Cost., per avere la Corte di Appello condannato la Preponente Gamma al pagamento di una somma di € 29.557,78 a titolo d liquidazione di differenze provvigionali relative agli anni 1999-2000, sulla scorta di un prospetto ordini unilateralmente predisposto dall’agente e della quantificazione effettuata dal c.t.u. e per essersi, la stessa Corte, limitata a recepire acriticamente in sentenza le conclusioni rassegnate dal C.t.u.

– violazione dell’art. 2560, comma 2 c.c. per non avere l’agente fornito alcuna prova dell’iscrizione nei libri contabili della società cedente di taluni debiti rivendicati giudizialmente nei confronti della Società ceduta.

 

Avverso la sentenza della Corte di Appello di Roma, veniva altresì proposto ricorso incidentale dall’Agente sulla base di tre motivi:

– violazione e falsa applicazione degli artt. 2119 e 1751 c.c., per non avere la Corte accertato la giusta causa di recesso dell’agente, per violazione del suo diritto di esclusiva da parte della Preponente Gamma;

– violazione e falsa applicazione degli artt. 2119 e 1751 c.c., per avere la Corte di Appello, per effetto del mancato riconoscimento della giusta causa di recesso, condannato l’agente a corrispondere in favore della Preponente Gamma l’indennità di mancato preavviso;

– violazione e falsa applicazione dell’art. 2113 c.c., per avere la Corte d’Appello riconosciuto, con riferimento all’anno 2002, provvigioni in misura ridotta, in applicazione dell’aliquota dell’1,5% invece della maggiore aliquota del 6% in relazione alle vendite realizzate in zona dalla Preponente Gamma.

 

Avverso la sentenza della Corte di Appello di Roma proponeva ricorso incidentale anche la Società Beta, sulla base di due motivi:

–    per avere la Corte d’Appello erroneamente ritenuto valida ed efficace la procura alle liti della controparte Gamma, riguardo alla chiamata in causa del terzo;

– nullità della sentenza della Corte di Appello per omessa pronuncia sull’eccezione avanzata dalla Società Beta di inammissibilità della chiamata in causa azionata dalla Società Gamma.

Decisione della Corte di Cassazione

Con riferimento alle differenze provvigionali richieste dall’agente con ricorso incidentale per gli anni 1998 – 1999, la Corte ha preliminarmente rilevato il passaggio in giudicato della sentenza della Corte di Appello, nella parte in cui il Giudice di merito aveva accertato la prescrizione delle predette pretese creditorie in via gradata nei confronti della Preponente Beta.

La Corte di Cassazione ha accolto i primi due motivi del ricorso principale. Con riferimento al primo, la sentenza della Corte di merito è risultata erronea nella parte in cui non risultavano documentalmente provati i fatti costitutivi del rivendicato diritto di credito da parte dell’agente. La Corte di merito, al contrario, con una chiara inversione dell’onere della prova, aveva ritenuto che gravasse sulle Società Preponenti la prova relativa agli ordini inviati dall’agente.

Allo stesso modo, La Corte di Cassazione ha ritenuto erronea l’applicazione dell’art. 2558 c.c., nei riguardi della Preponente Gamma, con riferimento alle provvigioni relative ad epoca anteriore alla cessione del ramo di azienda.

Ai sensi della predetta norma, se non è stabilito diversamente, l’acquirente dell’azienda subentra nei contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda stessa, che non abbiano carattere personale.

Nel caso di specie, secondo il Giudice di legittimità, la mera trasmissione di documenti contabili relativi al contratto di agenzia ceduto alla Preponente Gamma,subentrata ex 2558 c.c., non si traduce in un’automatica attribuzione in capo alla Società acquirente dei debiti risultanti dai  libri contabili obbligatori della Società cedente. Invero, perché si realizzi un accollo cumulativo ex lege in capo all’acquirente dell’azienda ceduta dei debiti sorti anteriormente all’alienazione, è necessario che detti debiti risultino dai libri contabili obbligatori.

In senso conforme, Cass. Sez. lav. n. 6173/1998, ha statuito che l’iscrizione nei libri contabili obbligatori dell’azienda è elemento costitutivo essenziale della responsabilità dell’acquirente dell’azienda per i debiti ad essa inerenti, sicché chi voglia far valere i relativi crediti contro l’acquirente dell’azienda ha l’onere di provare tra gli elementi costitutivi del proprio diritto anche detta iscrizione. Orbene, se da un lato il Giudice non può effettuare d’ufficio l’indagine relativa all’esistenza o meno dell’iscrizione medesima, ben può rilevare il fatto che detta iscrizione non sia stata provata (Cass. II Sez. Civ. n. 113 del 13.01.1975).

Pertanto, il mero subentro della Preponente Gamma nel contratto di agenzia ex art. 2558 c.c., non comporta che debba necessariamente rispondere anche dei debiti contratti dall’impresa cedente, per difetto della prova richiesta ex art. 2560, comma 2 c.c..

Le altre censure, mosse con il ricorso principale, sono state disattese, involgendo valutazioni di merito, quali il superamento del budget per l’anno 2002, le differenze provvigionali per lo stesso anno, nonché il cattivo esercizio del potere di apprezzamento delle prove non legali, come tali di regola insindacabili dalla Corte di Cassazione

Passando al ricorso incidentale dell’Agente, la Corte di Cassazione ha disatteso tutte le relative doglianze, atteso che l’agente nulla aveva dedotto riguardo alla gravità del pregiudizio lamentato a causa del venir meno dell’esclusiva nella vendita dei prodotti della Preponente, quali ad esempio la diminuzione dei guadagni eventualmente subita ovvero l’entità di una tale diminuzione, ai fini della necessaria verifica giudiziale circa la sussistenza di un impedimento di gravità tale da impedire la prosecuzione ancorché temporanea del rapporto. Né è risultata l’attribuzione da parte della Preponente dell’incarico ad altri agenti nella zona di esclusiva dell’agente, ovvero un’attività di vendita diretta da parte della Società stessa.

Né risulta alcun obbligo giuridico di preventiva comunicazione all’agente del mutamento di partecipazione societaria riguardante la Preponente.

Alla luce di tanto, la Corte di legittimità ha ritenuto insindacabile l’apprezzamento dei giudici di merito circa l’inesistenza della giusta causa del recesso dell’Agente, che è risultato illegittimo, in quanto comunicato senza preavviso, con conseguente obbligo dell’Agente di pagamento dell’indennità sostitutiva.

Pertanto, secondo la Corte l’Agente sarebbe stato tenuto altresì a corrispondere in favore della Preponente l’indennità sostitutiva di mancato preavviso, in ragione della accertata assenza di giusta causa a fondamento del recesso azionato.

Inoltre, la Corte ha ritenuto in conferenti le doglianze dello stesso ricorrente incidentale riguardo alla liquidazione dell’importo di € 53.720,13 anziché di € 103.101,15, a titolo di provvigioni nella misura dell’1,50% anziché del 6% pretesa dall’agente, in quanto non solo documentalmente non provata, ma addirittura sconfessata da una lettera sottoscritta dall’agente in cui si comunicava il riconoscimento dell’ 1,5%. Di tale lettera, di cui l’agente eccepisce l’imposizione da parte della Preponente, non si fornisce alcuna prova.

Per tutti questi motivi, la Corte di Cassazione ha accolto i primi due motivi del ricorso principale della Società Gamma, dichiarando inammissibile il ricorso incidentale della Società Beta e rigettando il ricorso incidentale dell’agente.

Avv. Francesco Verdebello –  fverdebello@virgilio.it;

Avv. Annalisa Riccardi

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